Rovistando in una vecchia cassapanca dimenticata dal tempo, tra mille oggetti inutili, trovo una foto sgualcita che desta all'improvviso
la mia attenzione. Sul retro con una scrittura elegante ed uniforme leggo: "Prade - La nòssa comèdia dé Godimondo e Fortunato - anno 1932".
Erano anni difficili quelli: le strade in ghiaia, condizioni economiche non certo semplici, eppure gli abitanti di Prade, trovavano lo stesso la forza e la tenacia di tener fede, tra mille
difficoltà, ad un patrimonio di tradizione che si tramanda di padre in figlio sin dal 1700.
A più di settant'anni di distanza da quella foto e a dieci dall'ultima rappresentazione del 1998, come
tradizione vuole, la prossima estate rivivrà il dramma etico-religioso che contrappone l'eterna disputa tra il Bene e il Male…
Passano gli anni, ingialliscono i copioni, a volte imbiancano i capelli; ma il ricordo e le emozioni di coloro che salirono sul palco tanti anni fa, rimangono indelibili.
Giovanni Boso di Prade (classe 1924), ricorda con grande emozione le sue tre volte nelle vesti di uno dei demoni: Belial.
Da un vecchio cassetto estrae un libretto rosso
di poche pagine, scritte a mano. "Ecco - mi dice -, questa era la mia prima copia trascritta a mano; l'ho sempre studiata su questo libretto. Di certo risale alla mia prima rappresentazione
del 1948. La feci poi nel 1962 e nel 1988.
Nel 1948 lavoravo nel bosco, tutti si arrangiavano come potevano allora. In me è ancora vivo però, il ricordo della Passione di Cristo che si
rappresentava con grande credenza per le vie di Prade prima della Seconda Guerra".
Anna Loss in Bollini (classe 1922) di Cicona, racconta invece l'esperienza del marito Arturo
Bollini, protagonista per più edizioni nelle vesti di Belzebù.
Da giovane Arturo lavorava nelle miniere di bario della "Val Zortei", la sera tornava a casa e studiava con entusiasmo il
suo copione scritto a mano.
"El stéva qua ore e ore a studiar (Studiava per molte ore ndr) - ci ricorda Anna con gli occhi lucidi -, Dopo el mé diséva dai che provo a dirla, ti
stame drìo (Poi mi diceva, aiutami a ripeterla ndr). Erevene poréti ma tant contenti, ghé voléva poc pàr tirar su el morale. (Eravamo poveri ma più che soddisfatti, bastava poco per
renderci felici ndr)".
Nei ricordi raccolti durante l'ultima edizione, Bruna Loss (classe 1923) di Zortea, ci raccontava che le prove della commedia venivano fatte "Tel stùon dé mè àmeda,
intorno al fornel, o téla canonega" (Nella stanza di mia zia o nella canonica ndr), era proibito entrare durante le recite.
Nella famiglia di Bruna quasi tutti fecero parte della
commedia.
La madre e le sorelle aiutavano anche con i costumi.
Primo Carli (ex maestro di posta in pensione, classe 1928) e fratello di don Celestino Carli ricordava invece la
parte di primo piano ricoperta dal famigliare. "Mio fratello - ci spiegava Carli -, arrivò a Prade il 30 novembre del 1947, pensò subito di formare una filodrammatica in paese. Si fecero le prime
commedie e poi, verso dicembre, Domenico Loss (Menego farinel), Bortolo Zortea (Bortol Gaio), Virginio Gobber e Libera Zortea "la Botta Giacometta", proposero di mettere in scena "Godimondo e
Fortunato".
Nell'inverno 1947 si studiarono le parti e nel 1948 si rappresentò l'opera.
Mio fratello era il regista, semplificò alcune parti del testo e con altri scelse chi doveva
recitare. Erano talmente tanti coloro che volevano la parte, da dover tirare a sorte".
Fra gli aspetti più interessanti delle interviste raccolte nel 1978 con persone scomparse ormai da tempo, emergono invece alcuni aspetti legati alla rappresentazione.
Angela ed Emilia
Romagna (di Martino del 1900 e del 1906) riferivano che il prologo dell'opera veniva letto dagli Angeli e non dai Cavalieri.
Attilio Zurlo (classe 1912 Madònaro), fece più volte la
parte della Tentazione e raccontò che i diavoli un tempo avevano le catene.
Infine, Agrippino Romagna (nato nel 1902) recitò nel 1932 come Fortunato, nel 1948 e nel 1962 come Don
Colombano, raccontò che il significato più profondo della Commedia era di "Farla per i più piccoli che imparavano a venir su diritti".
Belzebù - Zortea Gianfranco
Asmodeo - Loss Massimo
Astarot - Loss Donatello
Chiudibocca - Corona Gianpietro
Beemot - Beccalli Stefano
Belial - Micheli Walter
Tentazione - Rattin Marco
Misericordia - Corona Elena
Giustizia - Boso Walter
Angelo custode di Fortunato - Zortea Denise
Angelo custode di Godimondo - Bolzon Irene
Godimondo - Loss Mario Roberto
Fortunato - Perotto Danilo
Aurelio - Bolzon Umberto
Demetrio - Corona Diego
Don Colombano - Zortea Robert
Olibrio - Zortea Germano Vito
Dorotea - Cecco ClaudiaAbramo - Gobber Giorgio
Lazzaro - Loss Pietro
Epulone - Boso Mirco
Vicentino - Zortea Fulvio
Teodoro - Bettega Fabrizio
Silvano - Zurlo Cristian
Leonzio - Boso Mirco
Presidente - Felici Marco
Vice Presidente - Zortea Luigi
Membro - Gobber Fiorentino
Membro - Loss Mario Roberto
Membro - Zurlo Cristian
Segretaria - Zortea Orietta
Tavernaro Celestino
Cossi Paolo Colautti Sara
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